Mi va di mettere tante cose insieme senza senso, come fanno i bambini quando è ora di andare all’asilo e vogliono portarsi tutta la casa appresso. Primo, ieri sono stato a Milano. Che è una città che mi mette sempre a disagio. Anche se sulla carta la detesto, alla fine Milano è, e resta, un termine di confronto, un qualcosa che non posso evitare. Tutto succede a Milano e dichiarle odio eterno è, se non altro, una bugia. E poi non è vero, dai. Che non potrei resistere neanche un’ora nel soffocante calore umano di Napoli, mentre il milanese incazzato è più simile a me. Odio ammetterlo, ma è così. E i negozi, i ristoranti, le agenzie di pierre, quelle di pubblicità e le Mostre e i Musei e i concerti. Ecco, Milano se non fosse Milano, io l’amerei. Sto vivendo giorni di agenzie di pierre. No stop. E’ come fare un tuffo nel passato, vivere il presente, pensare al futuro. Ci sono istinti naturali che non riesco a spiegarmi. Non si sa come, ma alla fine torno sempre dal VIA. Chissà perché, mi piace. E tanto. Forse perché è un modo divertente di usare le parole, senza prendersi sul serio. Lo fai per creare relazioni, per raggiungere un obiettivo che è divertente. C’è lo schermo di un ruolo che è già una farsa e che non ha bisogno di mascherarsi in altro modo. E io, nella vita, mi voglio divertire. E andare veloce. E, nelle agenzie, si corre che è uno spettacolo. E sono tutti cool, che se non hai l’orologio fico non puoi nemmeno giocare, ecco. E io uno ce l’ho. L’ho comprato un paio di giorni fa e ne sono molto fiero. Chissà, magari è già out, ma io mi sento molto bene con il mio oclock (www.oclock-usa.com). Ho appena scaricato un racconto di Matteo Bertone, in twitter @lultimovampiro. Devo ammettere che twitter come unica ragione di vita mi sta annoiando, ma ancora mi stupisco della infinite possibilità di relazione che offre il web. Trovi qualcosa che ti incuriosisce, vedi www.matteobertone.it, inizi a seguire la persona che ti interessa (che non ho capito ancora se ci è o ci fa), e leggi quello che scrive, fino a scaricare gratuitamente un suo racconto (www.matteobertone.it/Racconti/). Se non fossimo abituati, sembrerebbe un miracolo, n’est pas? Ecco, un’ultima chicca per mettere fine a questo delirio senza capo né coda. Pinocchio. Lo sto leggendo a mia figlia. Ed è bellissimo. Il suo primo libro “vero”, trentasei capitoli illustrati, ma scritti come un tomo “da grandi”. Non so quanto sia per me, e quanto sia per lei. E’ un grande piacere per entrambi, credo. Collodi tocca l’animo. E’ struggente la semplicità delle sue parole. Non è Disney: è Pinocchio vero. Con le parole nude e crude. (Addirittura il grillo parlante che fa una brutta fine che nemmeno me lo ricordavo). E c’è uno scontro tra realtà e fantasia, tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere. Un linguaggio fresco, una punteggiatura divertente, un’ironia che sentono anche i bambini. Ecco, siamo al quinto capitolo e io già lovvo perdutamente Pinocchio. E so che quando lo finiremo, mi dispiacerà. E sto già pensando a come colmare il vuoto che non voglio restare senza la favola prima di andare a dormire. Basta, ho finito. Scusate per il ritmo costipato e per i corsivi. Mi sento molto corsivo, oggi.
Volò fino al termine della notte per cercarla, ma quando la trovò si accorse che lei non aveva le ali.
(Matteo Bertone)