Sono costipato. Due otiti (una per orecchio, ma almeno sono esterne), una bronchite, un dolorino al piede e forse anche un filino di congiuntivite. Pare che il mio fisico mi stia urlando: “cazzo fai?”. E secondo me è proprio così. Non che io sia un culture della scienza olistica, però devo riconoscere che ogni volta che c’è un cambiamento il mio fisico si rivolta, come se dovesse proteggersi. E il mio punto debole sono le vie aeree, si sa. Sembro Verdone, è vero. Un po’ lo sono anche, ma che ci posso fare? La mattina parto con i fermenti lattici, poi con una pasticca per aumentare le difese immunitaria e poi via di Augmentin. Mischio Clenil e Fluibron, una volta con la mascherina, una volta con la cannetta per il naso. Un betabloccante per la pressione arteriosa, ed è ora di uscire di casa. Un cesso, ecco. Ma bello colorato dentro. Soprattutto in questi giorni, che mi sento in pace con il mondo. Sono mesi che non litigo con nessuno. E mi viene voglia di conoscere e capire la gente, di parlarci, insomma. Sarà una fase temporanea, ma me la tengo stretta, prima di tornare alla misantropia più nera. Solo un piccolo intoppo ieri: ho accusato un po’ il Natale. Ma è normale: in giro hanno cominciato ad attaccare le lucine e in TV tutti si vogliono bene. Sono ripartito con la poemica che voglio rompere con le convenzioni sociali e coi regali inutili e ho deciso anche di fare un viaggio da solo. Esotico, credo. Tra una salita e una discesa, un bel viaggio, ci sta. Non so ancora dove voglio andare, ma credo che sarà un percorso molto intimo, di quelli che poi racconti ai tuoi nipoti quando sei anziano, confondendo l’infanzia con la maturità. So che sono appena tornato (me lo ricordano sempre tutti, vi ASSICURO che ne sono consapevole), ma ho voglia di riempire uno zaino e di partire per l’Africa, oppure verso un Oriente che non ho mai incontrato. Da solo. E credo sia il momento giusto. Magari riuscirò a trovare l’energia per scrivere quello che ancora non riesco a pensare. Mai come in questo periodo mi sento una crisalide in evoluzione. Sono patetico, sono pop, sono nostalgico, sono stupido, sono leggero. Un Holden stempiato che non si rassegna a stare fermo. Che c’è? Vi rode?
Cosa voglio fare da grande? “Colui che salva i bambini, afferrandoli un attimo prima che cadano nel burrone, mentre giocano in un campo di segale” (thanks Salinger)