Ho una doppia vita, yes. Perché vivo con un piede nel passato e uno nel futuro. E ne ho solo due, cazzo. Mi sfugge l’attimo. Sono in un vortice di possibilità. In un nichilismo attivo, a tratti danzante. Sono pop, ma sono rock. Ho la testa che frulla come un minipimer. E un’energia che si blocca e si sblocca e riparte che è un piacere. Ieri mi sono fatto coccolare dall’acqua calda delle Terme. All’aperto, tra gli ulivi e il lago. A Sirmione, col sole in faccia, il corpo a quaranta gradi, la testa a zero. Una libidine. Per vedere bene le cose serve una distanza. Non puoi starci dentro, altrimenti le vedi, ma non le scruti. Sono stato via. Sono andato a Londra. Sono tornato. Ma non mi basta. Voglio cominciare. Sempre. Partire. Fare la valigia. Riempirmi di cose e di facce e di posti, fino a placare la mia voglia di sentirmi attivo. Ho bisogno di relazioni. Di costruire. Di prendere in mano una cosa e crearla da zero. Piccoli deliri di onnipotenza. Innocui, ingenui, che a volte fanno persino tenerezza. Ma che sono tutto. Non voglio freni intorno, perché quando voglio so frenarmi anche troppo da solo. La mezza misura mi uccide. Di equilibrio si muore. Uno, due, tre. Si parte. Anzi, sono già partito.
Sono già partito
gennaio 23, 2012 di Fabrizio