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Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Born this way

Ho avuto una giornata davvero difficile. È stato un crescendo. Nonostante tutto, Madrid è stata la mai compagna di sventura. Ed è stato bello viverla lavorando, imprecando, scrivendo testi al telefono come se non ci fosse un domani, gesticolando, specificando, pesando le parole come se fossero polvere d’oro. Ho visto il barocco madrileno come sfondo di questa interminabile giornata, digitando nervosamente sulla tastiera di questo iPhone che si è ormai consumata. Ho fatto la marcha con una nuova collega madrilena che mi ha fatto visitare il suo quartiere, sorseggiando una cãna dietro l’altra e conversando come se fossimo amici da una vita. Non ho visto il Palacio Real, non ho passeggiato al Parque del Buen Ritiro. Ho partecipato a un evento su un rooftop non so bene dove, in compagnia di colleghi spagnoli che hanno organizzato un fantastico barbecue con vista. In un terrazzo che si chiama The Hat, parlando uno spagnolo che non so, giustificando la mia presenza come “quello che viene dall’Italia perché è un nuovo cliente dell’agenzia”. E ho capito perché si dice: “Se sei a Madrid, sei di Madrid”. Non ho visto un granché: è vero che è tutto un brulicare, è vero che la gente è aperta, è vero che c’è una parte nuova che è trendy e una più vera che ti fa sentire a casa. Fatto sta che ogni volta che dovrò affrontare una giornata complicata, penserò a Madrid. C’è chi il surreale lo sa cogliere al volo, qui sembra che siano tutti così, che ci sia una sorta di empatia nell’aria. Born this way!

Inviato da iPhone
Fabrizio Raimondi

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Svegliarsi alle 03.50, indossare la felpa sbrindellata da aereo, guidare fino a Bologna, prendere il volo delle 06.50 per Madrid: missione compiuta.
Iberia non ha avuto il buon gusto di inviare una mail per comunicare che – causa sciopero – il mio volo (comodo, a mezzogiorno!) è stato cancellato e il viaggio “anticipato” di 6 ore. La sorpresa è arrivata ieri sera, al momento del check in online: avevo giusto voglia di sentire la sveglia ululare nel cuore della notte. Vediamola dal verso giusto. Avrò il piacere di bighellonare una giornata intera in una città che conosco pochissimo. Non faccio altro che leggere che Madrid “brulica”, “seduce”, “conquista”. Che è mille volte più di Barcellona, città che adoro e che ho bazzicato senza alcuna moderazione.
Sarà che a Madrid ci sono stato solo mezza giornata (e sono passati ormai quindici anni), ma io ricordo solo stradoni enormi e privi di particolare attrattiva. Non era notte (ma di giorno cosa si fa?) e avevo una decina di ore di fuso orario sul groppone che probabilmente mi hanno impedito di coglierne l’inestinguibile energia. A proposito, chi scrive queste parole sul web, una dietro l’altra, senza cognizione di causa, dovrebbe essere spedito a forza a fare l’inviato in Molise. Gente che scrive che “bisogna immergersi”, che “bisogna perdersi”, che bisogna “vivere come uno del posto”. Si stava meglio quando c’era la “splendida cornice”, ecco.
Sono certo che “la città della gente che sa godersi la vita” mi stupirà e mi regalerà elettrizzanti vibrazioni anche se ieri notte ho dormito ben quattro ore. Farò un giro al Prado (mica si può crepare senza vedere Goya!) e ho voglia di provare le tapas stellate dell’Estado Puro e diventare uno del posto, magari ballando un tango, chissà!
Sono ancora scioccato dal servizio di Report di ieri sera. Se fossi ancora al Consorzio del Prosciutto di Parma (sapete che è passato oltre un lustro???) oggi non mi annoierei. Non faccio che pensare a come risponderei, a chi telefonarei, cosa chiarirei. Spesso mi lamento per le sveglie e per gli aerei e lo stress, ma credo che non potrei fare altro lavoro al mondo. C’è un modo di vedere le cose che è patologico: comunicare è un piacere, ma è anche una malattia, un pensiero che non si spegne mai. Mentre Mina canta la sua versione di “Il tempo di morire” cominciamo a scendere. Il cielo è blu, magari è la volta che incontro il sole. E tutto brulica, scintilla, freme… Questa è Madrid, bellezza!

[non rileggo, mi sa che la forma lascia a desiderare…godete delle positive vibrations!]

Inviato da iPhone
Fabrizio Raimondi

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È la prima volta che al gate mi dicono: “Happy birthday”: ho trovato il modo di allungare il mio compleanno di tre ore per ricevere qualche attenzione in più. Il solito egocentrico. Sono sul volo Emirates Dubai-Bologna delle ore 09.05. Questi quattro giorni sono stati ricchi e generosi. Ho partecipato al programma radiofonico più seguito negli Emirati Arabi (The Business Breakfast on Dubai Eye), ho incontrato il celebrity chef Mohammad Orfali, ho visitato Gulfood, incontrato giornalisti che ho conosciuto in Italia, fatto un salto a Abu Dhabi e vissuto esperienze gourmet indimenticabili (3 fils è un nome che rimarrà scolpito nel mio stomaco per l’eternità). Dubai è più di New York (l’ho sparata grossa). È la City col sole e col mare. È il lusso sfrenato. Il futuro. Il suono di mille lingue diverse insieme. I rooftop con la vista sulla Torre più alta del mondo. Gli spettacoli di luci e suoni e colori. Le camere gigantesche e pazzesche. Il servizio ineccepibile. Le contraddizioni di un popolo che può godere di un drink solo sulle terrazze degli hotel. Leggerezza, divertimento, bellezza prêt à porter: tutto ciò che può apprezzare un uomo che si appresta alla mezza età. Torno a casa felice: festeggerò il compleanno nella mia città di provincia con moglie e figlia che conoscono (e apprezzano) la mia voglia di fuggire nelle metropoli per poi tornare a casa con un sorriso in più. Happy birthday to me! Arigatò Fabrizio

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Fabrizio Raimondi

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Leaving Vienna

Sveglia ore 4.45, aeroporto di Vienna.
Come mi ha fatto notare la mia (“esterissima”) amica Fernanda, divento ogni giorno più crucco. Questi quattro giorni me li sono proprio goduti. Il capodanno a Vienna è stata un’esperienza totalizzante. Dal Municipio al Prater, chilometri di feste, luci sfavillanti, musica, valzer e altre amenità. Ho ballato (se così si può dire) nelle piazze, mi sono ucciso di cotolette, ho pattinato sul ghiaccio a Rathausplatz, ho nuotato alle terme di Vienna, correndo in mezzo alla neve da una vasca all’altra, sorseggiando improbabili drink con il corpo a quaranta gradi e la testa sotto zero. O la Germania e l’Austria stanno facendo passi da gigante, oppure sono io che, con la mezza età, comincio ad apprezzare questa atmosfera crucca. E a rilassarmi tra un würstel e l’altro, tra una Sacher e i “prosecchini” austriaci che non sono affatto male. Che dire dei musei? Ho lasciato il cuore all’Albertina e al Belvedere. Il bacio di Munch e quello di Klimt, da soli, valgono il viaggio. Il resto ve lo racconterò altrove. Perché Vienna non è solo castelli della principessa Sissi, carrozze e torte Sacher: è una città in fermento, con un quartiere che sforna nuove tendenze e un panorama culinario davvero interessante.
Tra le novità del 2019, un mio spazio su Touring, una rubrica dove vi racconterò le mie gite come faccio qui. Con la stessa libertà, lo stesso tono da viaggiatore scazzato che scrive i suoi appunti di viaggio. Il nome della rubrica è bellissimo, anche se non l’ho scelto io. Come il nome dell’agenzia, ormai è una tradizione… Saluti e baci, imbarco immediato.

Fabrizio

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Fabrizio Raimondi

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Non c’è nulla di più POP della fine dell’anno. Perché la gente fa buoni propositi, ringrazia amici, parenti o Dio (sta tornando di moda, ve ne siete accorti?) o urla che è contenta di togliersi dal cazzo il vecchio anno. Come se voltare pagina fosse una questione di calendario. Io non sono capace di fare bilanci: di solito stilo classifiche che servono più che altro a me, per ripescare i nomi dei ristoranti dove sono andato a mangiare. Sono egoista anche nelle top ten, se non altro sono coerente.
Sto andando a Vienna. Non ci sono mai stato: è una città così romantica che ho paura che mi venga la nausea come a Parigi. Ma non si può crepare senza avere visto Vienna, e sono felice di andarci. Arriveremo nel pomeriggio, festeggeremo il nuovo anno per strada, come se niente fosse. Quest’anno è stato ricchissimo. Di viaggi, esperienze e incontri. Di persone che non mi stancherò mai di vedere, soddisfazioni professionali (tantissime!), emozionanti rimpatriate che mi hanno scaldato il cuore. Questo sarà l’anno dei 45. Febbraio è dietro l’angolo e io ancora mi sento lo stronzo che ero a 16 anni. Quello che perde le staffe, che si innamora di un gesto, un luogo, un principio. E poi cambia idea, prospettiva, umore. Sempre. Non posso che augurare a tutti di stare sempre con un piede fuori dalla propria comfort zone perché è là che vengono fuori le cose migliori. Io ci sono quasi sempre. Grazie a Dio non ho ancora trovato un mio posto “comodo”, e allora continuo a saltare da un luogo all’altro per essere certo che ci sia sempre un altrove. Auguri a tutti, anche a quelli che non vedo, non sento, non parlo. La vita è spietata: non c’è un secondo tempo. E non c’è neanche un intervallo per andare a fumare una sigaretta. Che non va più di moda nemmeno quello, per carità. Godiamoci questo tempo. E, come sempre, sfondiamoci di bollicine, che la vita è troppo breve per perdere tempo col vino fermo. Arigatò!

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Fabrizio Raimondi

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Mancano solo 5 ore!

Sono sul volo Alitalia Tokyo-Malpensa, ho consumato 7:05 ore di volo e me ne mancano 5. Trascorrere quattro giorni a Tokyo è stato pazzesco. Nonostante io abbia bazzicato la città più volte, è sempre un luogo che sorprende, stupisce e inquieta. Bello andarci con chi non ci è mai stato perché si rivivono gli imbarazzi, le perplessità e le paturnie della prima volta.
Gli incroci che sembrano formicai, il suono prolungato dell’arigatò, il cinguettio sintetico in metropolitana, lo sguardo vuoto dei businessman che hanno imparato a dormire in piedi, il lusso sfrenato di Omotesando, il “basic” etnico dei ristorantini di ramen che punteggiano la metropoli, le gonnelline imbarazzanti delle studentesse con le gambe a X. Lavorare con i giapponesi è come andare su Marte, con la consapevolezza di fare un bel volo e di capire meno della metà di quello che succede. E tornare a casa con la convinzione che le pubbliche relazioni siano la chiave per capire il mondo. Just to clarify, durante il press lunch, ho mangiato in un tavolo a parte (NON con la stampa) per non offendere nessuno. Assegnare un posto a fianco di una testata anziché di un’altra è una scelta che un giapponese non può fare. Così come ha sorpreso tutti che la chef fosse una giovane donna italiana. Tutti i giornalisti le hanno chiesto se ha già un ristorante a Tokyo, e sottolineato che qui una donna farebbe molto successo. Per il resto che dire? Ho mangiato – come sempre – da Dio (con alcune scoperte interessanti che spero di avere presto occasione di raccontare altrove), ho comprato una marea di stronzate per mia figlia, ho goduto dei rooftop più belli della città, ho apprezzato la cortesia dei giapponesi e sorriso della loro incapacità di vivere senza regole. Avrei tanto altro da dire, ma i miei occhi cominciano a chiudersi, l’Europa è ancora lontana e mi sa che un pisolino me lo faccio… Have a nice day, arigatò!

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Fabrizio Raimondi

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Verso Addis Ababa

La cosa più triste è che da domani non mi interesserà più a che ora tramonta il sole. Non saluterò più tutte le persone che incontro. Le parole in swahili non mi ronzeranno più in testa come una dolce cantilena. Il mio piede sarà ingabbiato nelle scarpe, il mio tempo sarà scandito da mail, giornali e telegiornali. E allora chiudo gli occhi e spengo il cellulare che per fortuna domani la mia mente sarà già altrove.
Ecco qualche foto di Zanzibar, scusate per la nostalgia, anche noi cinici abbiamo un cuore, ma quando torniamo a casa lo mettiamo da parte, per carità.

Inviato da iPhone
Fabrizio Raimondi

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