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Il mare vero è questo

Non saprei da dove cominciare. Magari dalla fine. Sto leggendo il libro di Missiroli: “Atti osceni in luogo privato”. E me ne vado in giro con un culo in copertina che dà grandi soddisfazioni. Bella storia. Osceno, ma leggero come la giovinezza. Il libro giusto da leggere a Zanzibar. Ebbene sì, sono tornato per la quarta volta in questa minuscola isola della Tanzania che mi ha messo il guinzaglio dal primo incontro. Sono con mia figlia. E anche qui, partiamo dalla fine. Sta leggendo un libro che le piace da morire, si chiama “A noi due prof” di Bianca Chiabrando, e Emma fa delle espressioni mentre lo legge che mi sa che alla fine me lo sparerò anch’io. Che dire? Stessa spiaggia. Borotalco con retrogusto di Africa. Le facce di Kendwa che ormai non sono più beach boys ma hanno tutte un nome. E un soprannome, e una storia che mi hanno raccontato. I bagni in un’acqua cristallina che acceca. E i tramonti che sembra la fine di tutto, con il buio che arriva subito e i tamburi. E i massaggi sulla spiaggia. Io e Emma. Lei che dorme e io no, perché non mi fido neanche del mio inconscio. Sono stanco di quella stanchezza buona, fisica. Mi sento forte, ho voglia di leggere, e vivere, e guardare i tramonti ogni sera per vedere dove va a finire il giorno che domani tornerà. Facile essere felici a Zanzibar. Non credo che le cose siano così semplici. È partito qualcosa, da quando ho ricominciato a prestare attenzione al respiro, da quando mi sono sentito in un mare di assurdo. Dove so galleggiare, per l’amore di Dio, basta solo tenere sempre presente che il mare vero è questo.

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Le mie giornate sono piene di vita, strette di mano, parole, complicità. Non posso lamentarmi. Frequento ambienti che ho scelto. Godo della stima della maggior parte delle persone che incontro. Ho un’immagine che (quasi) coincide con il mio modo di essere e di sentire. Mangio piatti da Instagram. Impagino, imbelletto, creo storie dal nulla. Semplifico situazioni complicate. Metto in relazione persone che hanno bisogno di comunicare. Ma c’è qualcosa che stride. Mi manca scrivere per scrivere. Non lo faccio più. Quando viaggio, ancora penso alle parole che metterei in fila per raccontare. Mi manca partire per scrivere. Stare per scrivere. Tornare per scrivere. Stasera mi sento così. Ho un tesserino che uso per entrare in un privé che frequento da voyeur. Mi chiamo Fabrizio e non scrivo più. Chiamatemi, se avete un brief.

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Fabrizio Raimondi

Last day. Abbiamo impacchettato tutto e siamo andati all’agenzia di viaggi, se così si può chiamare una bottega che noleggia anche gli scooter. Ci ha dato un voucher per la nave veloce e un “free taxi” collettivo (un pick up coperto con due panche laterali) per raggiungere il molo. Appena siamo arrivati al Pier, ci siamo accorti che abbiamo speso il doppio rispetto alle tariffe del porto, ma poco importa dato che il costo non è elevato. E che è necessario cambiare il voucher in biglietteria. Un’ora di coda sotto al sole col brivido della serie: “se perdo il traghetto non ci sono alternative per arrivare in tempo in aeroporto”. Ce l’abbiamo fatta, ma abbiamo scoperto che per arrivare a Surat Thani le barche sono due. Ci hanno dato un braccialetto di carta che dice che a Koh Phangan dobbiamo scendere e aspettare un paio d’ore la nostra barca destinazione bus per l’aeroporto. E ora siamo tutti in piedi sulla punta dell’aliscafo, sembriamo profughi. A causa della bassa marea, il capitano ci ha chiesto di spostarci in avanti perché non riesce a uscire dal porto. Ce l’abbiamo fatta, siamo partiti. Prossimo stop: Koh Phangan, poi il catamarano veloce per Surat Thani, poi il bus per l’aeroporto e un’ora e mezzo di volo per Bangkok. Imbarco previsto per Malpensa alle ore 00.40. Durata complessiva del viaggio da Koh Tao a Parma: 30 ore. Ne vale la pena? Decisamente sì. Lo sbattimento del ritorno serve a metabolizzare tutto quello che abbiamo visto, fatto, mangiato in queste tre settimane che rimarranno per sempre tra le esperienze della nostra vita.

E ora l’immancabile classifica, con la TOP 10 del viaggio:

1. Chiang Mai e le sue montagne. L’aria di provincia della Thailandia del Nord, i sorrisi della gente, il cibo più autentico, i massaggi più profondi che io abbia mai provato nella vita.

2. I templi d’oro di Chiang Mai. L’ingenuità, la semplicità di un Dio che, se esistesse, vorrei avere. Rassicurante, colorato, umile e allo stesso tempo maestoso. Il tempio sulla montagna sacra è il San Pietro del Buddhismo, un luogo da vedere almeno una volta nella vita.

3. Lo shopping a Bangkok. Altro che Manhattan, qui ci si diverte di più. Luogo TOP: Siam Discovery center per design, decor e compagnia bella. Ho comprato tanti di quegli oggetti POP che abbiamo dovuto comprare un’altra valigia. E il mercato della domenica, 5 mila negozi a cielo aperto dove puoi comprare qualsiasi cosa a una manciata di euro.

4. Il cibo. Al nord, soprattutto. Il pad thai, i curry, le zuppe. Ma anche gli spring roll che mi hanno fatto cambiare punto di vista sul fritto.

5. Koh Tao: la vegetazione al mare. Montagne di palme che si tuffano nell’acqua verde. È la prima volta che vedo una natura così rigogliosa al mare, con frangipane così belli da fare invidia a Bali.

6. Il senso di libertà che si vive a Koh Tao. Un posto difficile da raggiungere. Per viaggiatori fai da te only (molti con lo zaino in spalla) che si spaccano la schiena sulle carraie in scooter. Un’isola giovane, dove si vive scalzi, e il tempo è scandito dalla Chang e dal tramonto.

7. La vista dal mare. Ho avuto la fortuna di incontrare spiagge più belle altrove ( quelle di Koh Tao sono bianche e belle, ma non è il borotalco delle Maldive), ma è la prima volta che dall’acqua cristallina riesco ad abbracciare con lo sguardo diverse montagne orlate di palme, isolette, scogli e fiori.

8. Il tempo del non-far-niente. La baia di Au Leuk: i bagni infiniti di Emma, lo snorkeling tra i pesci colorati, le Chang con gli springroll e poi subito il bagno, il paddle (si chiama così?) che alla fine non è poi così difficile usare, i sorrisi della signora che ci teneva il materassino, la gioia di arrivare sani e salvi ogni giorno col motorino.

9. Il BBQ sulla spiaggia in compagnia dei ragazzi del diving. Mangiare spiedini di maiale e barracuda alla griglia, scalzi sulla spiaggia, sotto le grandi palme e con giovani entusiasti delle nuove esperienza sott’acqua.

10. I miei colleghi che sono stati bravissimi e che non mi hanno disturbato se non quando strettamente necessario. Sono fiero di loro e di me stesso, perché vuol dire che ho intorno persone capaci.

Sono quasi a Koh Phangan, non rileggo quindi beccatevelo così come viene….
Stiamo già pensando al prossimo viaggio: Emma vorrebbe andare a Rio…pepè peppè peppè…. Have a nice day!

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Fabrizio Raimondi

È normale

Sono qui che ormai mi sono abituato. Siamo in Thailandia da diciannove giorni. Ed è normale andare in tre in motorino. Lavarsi i denti con l’acqua della bottiglia. Spiegare le cose senza aggiungere parole non essenziali. Qui tutto è semplice. Le birre sono solo tre. Se non mangi Pad thai, mangi il curry, o la zuppa o il riso. Ogni volta che prendi l’unica strada che c’è, trovi i lavori in corso, perché ogni giorno si rifà la strada. Di terra. Si bagna così sta ferma fino a sera. Domani sarà l’ultimo giorno di spiaggia. Sappiamo tutte le curve della carraia che portano alla nostra baia. Abbiamo imparato a evitare le gobbe, a fermarci all’ombra quando incontriamo gli operai per strada. Quando usciamo dall’acqua spostiamo i pesci che ogni giorno si fermano nel medesimo luogo. Aspettiamo le 11 per bere la Chang, le 13 per il pranzo e alle 21 e 30 siamo già pronti per andare a dormire. E domani sarà l’ultimo giorno delle nostre certezze. Saliremo su un taxi, e poi su un aliscafo, e poi su un bus, e poi sul primo volo, e poi sul secondo che durerà 12 ore. E torneremo ad una vita che non abbiamo scelto, ma che abbiamo. Con tante scelte che – grazie a Dio – almeno per i primi giorni, ci sembreranno inutili. Poi sarà tutto come prima. E Koh Tao una cartolina, una bandierina messa nel Sud Est asiatico.

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Ao Leuk!

Un post serio, un po’ argomentato.
Scrivo da una baia che sembra la pubblicità di una crema solare. Si chiama Ao Leuk e si trova sulla cosa est dell’isola Koh Tao. Il cielo è blu, non c’è una nuvola in cielo. La spiaggia è bianca, con piccoli sassolini che la rendono sfavillante. E intorno c’è una vegetazione lussureggiante con tanto di palme e candidi frangipane in fiore. Di fronte alla spiaggia, una piscina naturale trasparente con riflessi verde acqua e, su entrambi i lati, la barriera corallina con pesci di mille colori. Ce n’è per tutti i gusti: per chi ama fare snorkeling la barriera è a pochi metri dalla riva; per chi adora il dolce far niente, l’accesso al mare è più che comodo e si può nuotare senza scogli e coralli tra i piedi. Sono felice di non avere dato retta a chi mi ha sconsigliato la Thailandia per le vacanze estive. Da Bangkok alle montagne sacre di Chiang Mai, fino al mare, ho incontrato solo qualche acquazzone che non mi ha impedito di godere appieno delle bellezze di questo paese. A dire la verità, la vacanza è stata studiata a tavolino. Per chi vola in Thailandia d’estate, tutte le isole a ovest sono da evitare, mentre il sud est è soleggiato perché non è soggetto ai malumori del monsone. E Koh Tao è la perla delle isole del Sud. Selvaggia. Struggente. Un’isola da scoprire, perfetta per i viaggiatori più che per i turisti. Sì, perché le calette più belle sono nascoste e si raggiungono in scooter su strade sterrate. Improvvisamente la strada diventa carraia, la carraia diventa sentiero e poi è come fare uno sport estremo tra i fossi. Ma ne vale la pena. Ao Leuk si trova a pochi chilometri di carraia dalla strada principale. Raggiungibile in dieci minuti dal porticciolo, perfetta anche per chi non è pratico della guida a due ruote. Il mio consiglio è quello di arrivare la mattina presto, per sentirsi padroni di questo paradiso. Fare un giretto tra le palme, ammirare le piante che sembrano tuffarsi nel mare, nuotare tra i coralli e i pesci colorati. La spiaggia non resterà deserta fino a sera, ma dividerla con una ventina di persone non sarà un enorme sacrificio. Dopo avere toccato tutte le spiaggette dell’isola – compresa Nang Yuan che è di una bellezza mozzafiato, ma è visitata da tutti i turisti che vengono al Sud della Thailandia – posso consigliare di venire qui per sentirvi padroni di una perla più riservata. Se Nung Yuan è una cartolina che non si può mancare, Au Leuk è un piacere da vivere, mettendo via il telefono e rilassandosi, godendo della pace e del silenzio di un luogo magico al riparo dal turismo di massa.
Qui si può anche dormire: ci sono due resort che si affacciano sulla baia. Il mio preferito è Au Leuk 2 (www.aowleuk2.com) che offre dei bungalow a picco sulla barriera corallina con una vista spettacolare. Per mangiare, basta fare pochi metri per arrivare all’Au Leuk Grand Hill dove è possibile godere di un’ottima cucina Thai, con un generoso Pad Thai che vi farà venire voglia di non tornare a casa mia più. Koh Tao è un’isoletta che sta emergendo: c’è molto fermento e già ora la spiaggia di Sairee è molto animata. È il ritrovo dei più giovani, con tantissimo locali per l’aperitivo sulla spiaggia, happy hour e compagnia bella. Sulle guide c’è scritto che Koh Tao è un’isola tranquilla e rilassata, ma si capisce al volo che le cose stanno cambiando. È cosa buona e giusta quindi venire a scoprirla prima che si trasformi in una Formentera esotica per ragazzi a caccia di musica assordante e cocktail a 100 baht . A proposito di locali, se siete sulla spiaggia di Sairee – la parte più mondana dell’isola – due sono gli indirizzi da non mancare. Fizz, per l’aperitivo a piedi nudi sulla spiaggia. Con musica lounge, pouff verde acido e candele: il luogo ideale per godere del tramonto in compagnia di una leggera e dissetante Chang (la birra thai per eccellenza). E il The Gallery (www.thegallerykohtao.com), il ristorante più cool dell’isola che offre una cucina raffinata e piatti da Instagrammare. Delizioso il curry di pollo, pesce e gamberi servito in una scenografica e piccola noce di cocco. In ogni caso, il buon cibo si trova ovunque. Dagli ambulanti più improvvisati, ai ristoranti per turisti, il thai non delude mai.

[baia Au Leuk]

[baia Au Leuk]

[bungalow Au Leuk 2]

[Pad Thai del ristorante Au Leuk Grand Hill]

La cosa più bella è stata perdere la Lonely Planet. Così non abbiamo alcun punto di riferimento che è il motivo per il quale siamo venuti qui, in questa isoletta sperduta della Thailandia. Con lo scooter abbiamo girato praticamente tutte le spiaggette di Koh Tao. Qui sono folli. Un terzo della gente che incontri ha la gamba fasciata perché si è fatta male con lo scooter. Le strade finiscono in carraie che terminano in fossi impossibili da affrontare senza carro armato. Comunque siamo vivi e vegeti. E siamo anche i più vecchi dell’isola che qui l’età media viaggia sui venticinque anni scarsi. Che dire? Non manca proprio nulla. E lo dice uno che è fan del blu e non del verde. Sì, perché il mondo si divide in persone che ai Tropici amano la vegetazione intorno al mare e l’acqua verde, e quelle che vogliono solo la polvere bianca e il mare blu che a riva è trasparente. Qui domina il verde, ma la vegetazione intorno è talmente spettacolare che chiudo un occhio e va bene. Quando alzi lo sguardo sembra di fare il bagno in montagna. Oggi a Nung Yuan in un chilometro quadrato ho visto tre montagne orlate di palme e uno spiaggia bianca a legarle insieme. E ci sono scogli talmente levigati che sembrano la punteggiatura di un testo perfetto. Il tutto è nascosto, lo devi scoprire e sudare a suon di carraie. La spiaggia dove siamo noi – Sairee – è l’unica ad essere grande (misura un chilometro e mezzo), accogliente e raggiungibile con una strada degna di questo nome. Ma non ha il fascino delle altre. Qui è bello stare solo la sera. Sairee la notte si trasforma in un susseguirsi di locali per l’aperitivo e per la cena. Con musica lounge, disco e un team di ragazzi che gioca con il fuoco. Ormai ci sentiamo a nostro agio. Abbiamo perso l’andatura del turista. Viviamo la vita e basta. E ci godiamo l’ultima delle nostre tre settimane di ferie pensando già al prossimo viaggio. Che a stare fermi si fa sempre in tempo. Arigatò.

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Let’s scooter!

Avevo dimenticato quanto fosse bello scoprire un’isoletta con lo scooter. È una cosa che non faccio da 10 anni. Da quando abbiamo avuto Emma non è più stato un mezzo di trasporto utile. E oggi abbiamo divorato l’isola su due ruote ed è stato come tornare teenager. Koh Tao è una meraviglia. Una sorpresa continua. Dalla spiaggia bianca agli scogli, dalla foresta più verde all’acqua più azzurra. Selvaggia. A parte alcuni tratti di costa riservati ai resort, non ci sono ombrelloni e sdraio. Solo bar, ristoranti e locali per godere della spiaggia quando non si è dentro l’acqua. Ci sono poche strade, l’isola misura 21 km quadrati e gira che ti rigira finisci sempre in una carraia. Ci sono salite ripidissime che si tuffano in un mare così limpido che fa male agli occhi. La gente è giovane, scazzata. Quel turismo da gente che gira il mondo e si ferma ANCHE al mare.
Oggi abbiamo fatto snorkeling in una spiaggia che si chiama Hing Wong. Al centro, spiaggia bianca, acqua bassa e trasparente tipo pubblicità dei solari, dietro una foresta con palme da cocco e frangipane, a destra e a sinistra la barriera corallina. What else?

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