Feeds:
Articoli
Commenti

Col guinzaglio

Siamo stati a parlare fino a mezzanotte con una coppia di milanesi che hanno girato il mondo. Hanno avuto la nostra stessa sensazione. Qui a Salvador c’è una collina glassata (Il Pelourinho, patrimonio Unesco) che non è altro che un monumento per turisti. Bello, con chiese barocche fantastiche, palazzi colorati, piazzette vivaci con gente che balla e frigge. E intorno un nulla fatiscente che si sviluppa ai margini del perimetro “sicuro” reso tale dalla polizia che piantona ogni singolo vicoletto. E che chiude gli occhi sulle vie più grandi dove ci sono droga, violenza, alcolismo e corruzione. Insomma, quello che vedi è bello, ma non vedi la vita vera della gente di Bahia. Hai un guinzaglio, non puoi uscire dalla rotta perché è tutto “perigoso”. Un po’ ce lo aspettavamo, ma un conto è leggere e un altro vivere la situazione. Oggi cerchiamo di allontanarci dal perimetro con una sorta di guida dell’hotel (che prepara anche i drink e lava le auto) che ci porterà fuori dalla collina dei turisti. Fari, spiagge, chiese frequentate dalla gente di Bahia, piccoli artigiani e compagnia bella. E questa sera assisteremo a un rito sacro Candomblé: ci accompagnerà una guida locale in un terreiros a una mezz’oretta da Salvador. Avevamo paura che fosse una messa in scena per spillarci denaro, ma abbiamo conosciuto una coppia di italiani e ci hanno assicurato che sarà un’esperienza forte e autentica. I keep you posted!

Inviato da iPhone
Fabrizio Raimondi

Due ore di volo e cambia il mondo. Solito trauma da passaggio. Dal patinato mondo di Ipanema a Salvador di Bahia che sembra l’Africa. Strade poco sicure, gente che non parla l’inglese, stanza stretta col condizionatore che non va. Reception che ci mette un’ora a rispondere. Nervosismo da taxi+volo+loschi figuri che non capiscono che non parlo il portoghese. Mappe senza strade. La scoperta che il nostro hotel è fuori dalla “zona sicura”. E che è meglio non uscire a piedi la sera. E il barista che mentre preparava la mia Caipirinha lavava la sua automobile.
Nessuna breaking news: siamo a Salvador de Bahia, mica a Portofino! Mi sorprende saper che sono un animale civilizzato che, nonostante i mille viaggi, continua a infastidirsi per l’acqua che scorre lenta, l’hotel che non è attrezzato, le cose che non si capiscono. Viaggiare è andare incontro ai propri limiti. Superarli. Vivere diverse vite insieme. Questa sera me la sono fatta addosso. Il tramonto è arrivato presto. Idilliaco. Salvador è un sogno. Le case colorate, le salite, i tamburi. Tutto è così forte che confonde. Ma a un certo punto è diventato tutto buio e pericoloso. E per fare cinquecento metri ho chiamato un taxi. This is Brasil, baby!

Inviato da iPhone
Fabrizio Raimondi

A tutto bonde!

Ecchime. Questa mattina siamo stati a Santa Teresa, il più “suggestivo” quartiere di Rio. Lonely Planet dixit. Arroccata sopra Lapa, ha il fascino del tempo che passa, e offre una vista sulla città, ancora una volta da brivido. La cosa più bella è arrivarci. Con il bonde, l’ultimo dei vecchi tram che in passato attraversavano la città. Ciottoli, case colorate, murales, caffè bohémiens. Meno male che a un certo punto ha cominciato a piovere e che c’è qualche avviso di stare attenti perché è una zona nella quale aggrediscono i turisti: troppo zucchero fa venire le carie. Per affrontare la pioggia ci siamo fatti una passeggiata tra i grattacieli e i negozi più fichi di Rio e due Caipirinha che mi hanno steso. Con un pranzo a base di fonduta di formaggio e gamberi e pasteis (tortelli fritti) al Restaurante Antigamente nella zona di Travessa de Comércio, una delle vie più antiche del centro.
E poi, finalmente…una pennica di un’ora e mezzo! La prima della vacanza. E cade a fagiuolo dato che stasera si va a ballar la Salsa a Lapa!

Inviato da iPhone
Fabrizio Raimondi

Come gli uccelli

Mi scoccia dirlo: sono un animale diurno che va a letto alle 22 e si sveglia alle 5. Andare a nanna così presto a Rio de Janeiro è veramente da sfigati: mi crogiolo nella mia sfiga. Qui il sole tramonta alle 17,30. Provate voi a tirare tardi dopo avere consumato la suola delle scarpe in questa città che sembra non avere fine. Ieri abbiamo fatto gli uccelli. Rio dal Cristo Redentore, Rio dal Pan di Zucchero che è uno degli spettacoli più belli che io abbia mai visto. Un vento che sembra di essere in Cornovaglia. Una cabina che sfreccia nel vuoto. E poi la meraviglia. La foresta, la lunghissima spiaggia di Copacabana, i grattacieli, la montagna del Cristo Redentore, gli altri cucuzzoli lussureggianti e l’Oceano che si insinua ovunque. Sembra di essere a Bergen, ma in una Norvegia tropicale. Il Pan di Zucchero è quello che ti fa capire che sei in un luogo unico, struggente, meraviglioso.
Anche Il Cristo Redentore non scherza, diciamocelo. Bello, imponente. Un panorama da urlo, un trenino che si arrampica nella foresta tropicale fino ad arrivare ad una statua che è diventata il simbolo del Brasile. Ma se avete poco tempo, dovendo scegliere, la vista glassata ha davvero una marcia in più.
Ieri abbiamo trovato anche il tempo per noleggiare le bici: ci siamo fatti tutta la spiaggia di Copacabana(4,5 km) e oltre per digerire il pranzo. Ci siamo riappacificati con la cucina brasiliana che è pesante, ma che non è poi così male. Anche ieri abbiamo visto la Fejioada ovunque (quella carne nera è un incubo ricorrente), basta schivarla e buttarsi sul pesce e si riesce a stare bene. A pranzo, crocchette di baccalà, pastel coi gamberi, riso coi gamberi (sì, mi piacciono i gamberi!) a Copacabana. A cena, una sorta di paella con un finale stucchevole al dulce de leche che non manca mai. Bellissimo e autentico il ristorante di Ipanema: il Braisilirinho.
E la Caipirinha, sempre. È diventata la mia acqua con gas, credo di avere una nuova dipendenza. D’ora in poi avrò un argomento in più da trattare coi Foodies: la differenza tra la genuina cachaca e il sofisticato rum.
Oggi è il nostro ultimo giorno a Rio e stanotte abbiamo prenotato un luogo speciale perché non si può partire da Rio senza fare l’esperienza Samba. Farò la pennica per non crollare alle 22… Have a nice day!

Inviato da iPhone
Fabrizio Raimondi
+39 335 389848

Sono le 5 a.m., sono quasi fuori dal tunnel del fuso. E non ho vomitato, nonostante la cena a base di fejioada, piatto nazionale del Brasile che rimarrà per sempre scolpito nel mio stomaco. Immaginate una pentola di terracotta piena di merda (perdonate il francesismo). Fagioli salati cotti per ore. E un’altra casseruola, dello stesso colore, con carne stracotta di tutti i tipi (dalla salsiccia alla lingua, dal bacon alla carne secca, alle orecchie di maiale) affogata nei fagioli.
È un anno che gli chef stellati mi propongono rognone e interiora, speravo di scamparla almeno nella città meravigliosa.
Immaginate una montagna di riso, copritelo abbondantemente con i fagioli neri, aggiungete la carne sbrindellata e scura e alleggerite con ciccioli fritti e fettine di arancio. Il risultato è un piatto che vi farà venire voglia di mangiare fusion per il resto dell’estate. Premetto che non amo le lunghe cotture, che detesto i ritagli di maiale, il quinto terzo, il quarto quinto e compagnia bella, ma che per deformazione professionale assaggio sempre i piatti della tradizione, e l’ho fatto alla Casa da Fejioada, il ristorante di Ipanema che ha vinto più volte il premio come miglior fejioada di Rio. Lo stufato ed io non saremo mai amici, me ne farò una ragione. Detto ciò, (a parte la cena) ieri è stato tutto perfetto. Siamo andati in centro con la metropolitana. Bella, pulita, sicura. Una mezz’ora da Copacabana. Siamo arrivati la mattina presto e ci siamo svegliati insieme alla città. Stupenda. Un’incredibile commistione di stili e di epoche. Dai grattacieli ai colori pastello delle case coloniali, dall’azzurro del mare all’imponenza dell’acquedotto romano, dai vicoletti animati del centro al kitsch sublime della scalinata di Selaron. Murales da urlo, negozietti da lasciarci la carta di credito, caffè art nouveau che sembra di essere a Parigi. Da non mancare, la Confeiteria Colombo: enormi specchi, mega cornici in legno, sontuosi lampadari, pavimenti e arredi dei primi del Novecento. Il posto giusto per una colazione con fritti di qualsiasi tipo e un bicchiere di Caipirinha per mandarli giù. Abbiamo consumato la suola dei sandali per arrivare fino al “museo del domani” che si trova sul mare, a nord del centro. Un’enorme astronave firmata Calatrava. Un mix tra l’Enterprise e la stazione AV di Reggio Emilia. Video, installazioni, esperienze multisensoriali che ti fanno capire quanto siamo stronzi, quanto è bello il mondo, quanto stiamo facendo per mandare tutto a puttane. Emozionante, multimediale, immediato. Una figata che ci ha tenuto oltre due ore nel Museo. E la cosa bella è stata scoprire che Emma sa tutto: dell’ozono, del surriscaldamento globale, delle energie non rinnovabili, persino dell’olocausto. Vuol dire che una speranza c’è. Il museo si chiama Museo de Amanhã, se passate da queste parti fateci un giro: https://museudoamanha.org.br/.
Have a nice day!

Inviato da iPhone
Fabrizio Raimondi

Rio: la superficie

Rio de Janeiro, ore 4 a.m. Mai andare a letto alle ore 20.40 (!) dopo una Caipirinha e una bottiglia di Chardonnay Guerino perché il fuso non te lo scollerei mai di dosso. Sono sveglio da ore. Il letto è morbidissimo: questo hotel (si chiama Arpoador Fashion) è super fico. A metà strada tra Ipanema e Copacabana: in pochi minuti siamo dove tutto il mondo vuole essere. Che impressione mi ha fatto Rio? È bella, decisamente bella. Mai vista una città con un mare così limpido e spiagge così grandi. La sabbia sembra neve, scricchiola sotto i piedi. E il panorama è all’altezza delle cartoline. Montagne che sembrano disegnate dai bambini che spuntano dal mare che è a destra, a sinistra, ovunque. L’atmosfera è decisamente internazionale, tanto che a tratti puoi pensare di essere a Miami, a Cancun o boh. A pranzo abbiamo mangiato rice cake fritte al wasabi con una birra Colorado Indiga che è l’unica cosa brasiliana che abbiamo assaggiato fino ad ora. Una India Pale Ale squisita! E a cena siamo finiti nel locale cool del momento. A Ipanema, in un vicoletto, la gente che piace mangia ostriche, tapas italiane e francesi sorseggiando vino come se fosse nel Marais. Pas mal, il Castrana di Ipanema. Ma stasera andiamo a cercare qualcosa di autentico perché vogliamo vivere a ritmo di samba questa vacanza nella Cidade Maravilhosa. La delinquenza? Ci sarà ma a Copacabana e a Ipanema si passeggia tranquilli. Magari prenderemo la strada sbagliata e sarà l’ultima, ma almeno non ce ne rendiamo conto, c’est pas grave! E la temperatura? Ci sono quei 25 gradi che ti fanno godere, e la sera quei 18 che se sei freddoloso ci sta pure il maglioncino di cotone alla Massimo Ciavarro. L’acqua è bella fredda, ma il bagno Emma ed io l’abbiamo fatto eccome. Ed è stato come trasformare un’idea in qualcosa di vero. Il bagno a Rio de Janeiro, ecco. Ora provo a tornare a dormire che oggi cominciamo ad approcciare questa Cidade davvero. Mi piace sempre partire dalla superficie. A volte è meglio non approfondire, e questo vale sia per le città che per le persone. Vi dirò… Have a nice day, regards from RIO.

Inviato da iPhone
Fabrizio Raimondi

Ore 22.45, Casablanca. Ancora non mi rendo conto che tra una dozzina di ore sarò a Rio de Janeiro. Solito deliro pre-vacanza: valigia, due ore di traffico, parcheggio a Somma Lombardo, Malpensa, due voli (con uno scalo tecnico a San Paolo), la fase: “ma chi cazzo me l’ha fatto fare?”, la mente ancora presa da mail e progetti e cose che a casa fanno un gran rumore. È il compleanno di Emma. 10 anni. Festeggiati più o meno sempre sull’aereo. Abbiamo cominciato che aveva sei mesi e tutti ci hanno detto che eravamo folli. Ed è stata la Martinica, poi il Messico, e gli Stati Uniti, e poi il Canada, e il Giappone, poi la Thailandia, i fiordi in Norvegia, il Marocco, il Venezuela, la Cornovaglia e…mi fermi chi può! E ora siamo qui, in bilico tra l’Oceano e l’America latina. A rincorrere un paese che fa soggezione solo a nominarlo. Foreste, Cidade Maravilhosa, samba, capoeira, profumi e colori d’Africa, costumi d’Europa, culi da perderci il sonno. Chissà. Quando mi confronto con un mostro sacro ho sempre paura di non capirlo, di non amarlo abbastanza. È come vedere un film dopo che hai letto il libro, ecco. E ti chiedi se la samba è davvero la samba e se la città meravigliosa è davvero così meravigliosa, e se il Cristo redentore è davvero così grande che lo vedi dappertutto. E se i culi sono tutti così sodi. Oppure no. Sono stanco, ma non ho sonno. Ho la guida, ma è noiosa. La Lonely Planet è ormai come l’huffington post. Ti dice le cinque cose da non mancare, i dieci piatti che non puoi non assaggiare, i sette bar dove devi assolutamente bere la caipirinha. Altrimenti cazzo sei andato a fare fino in Brasile. Una tristezza infinita. Partiremo da Rio e ci faremo un’idea. Di Copacabana, Ipanema e delle zone “sicure”. Poi come sempre incontreremo un nuovo amico e gli chiederemo di portarci dove non arriva l’esercito della Lonely Planet.
Ora stacco, il volo della Royal Air Maroc sta per decollare. Tutti sperano di addormentarsi e di svegliarsi come per magia nella città meravigliosa. Pe-pe-pe-pe-pe-pe-pe-pè.

Have a good night

Inviato da iPhone
Fabrizio Raimondi

Ho voltato pagina più volte. E alla fine il gusto sta nel momento. Quando ti rendi conto che stai per chiudere un capitolo e cominciarne un altro. Quando il nuovo arriva la passione è già bella che finita. È come dopo un orgasmo: tutto torna a scorrere come prima. Sei moderatamente felice, ma l’eccitazione è andata, ecco. Non so perché mi viene voglia di scrivere questa cosa. Forse perché sta morendo una settimana. Oppure perché la prossima sarà mare e infradito. O perché ci sono mille cambiamenti dietro l’angolo. E di angoli ce ne sono sempre un’infinità, grazie a Dio. Ecco allora una sintesi delle ultime esperienze degli ultimi mesi. Belle, forti, complicate, favolose. Soprattutto, pittoresche. Perché la vita va vissuta vestendo tutti i colori dell’arcobaleno. Have a nice day!

Have a nice day!

Mi sento fuori dal tunnel delle Feste. Chi non conosce questa patologia non può che astenersi dal giudizio. C’è gente che non riesce a prendere l’ascensore, mica la obbligano a salire e scendere per tutta la vita, per dire. E invece le Feste arrivano e tornano ogni anno, puntuali come il sollecito del bollo scaduto. E non puoi farci niente se ogni gesto, ogni pranzo, ogni spostamento ti ricorda come era il mondo, come è, e come vorresti che fosse. Le persone che non ci sono più. Le scelte che hai fatto che hanno sfoltito le frequentazioni. Il vuoto che hai dentro che vibra come le lucine dell’albero di Natale. Chi ha una vita piena non dovrebbe mai fermarsi. Il pieno lo sai affrontare, ci stai comodo se conosci le regole del gioco. Lo spazio tra un pranzo e una cena può diventare il vuoto d’essere che mostra l’inconsistenza di ogni regola di convivenza civile. E la tentazione di prendere un aereo a caso per sentirsi libero la proposta più allettante e sensata che ci sia. Mi trovo a Reggio Emilia, sto per andare a Milano. E saranno incontri, e pranzi e saluti che mi viene voglia di brindare al feriale. Non sottovalutate il tempo dei giorni comuni, i regali inaspettati, le cose belle tra una riunione e una mail. La vita è ciò che accade mentre digiti sul tuo iPhone. Have a nice day!

Inviato da iPhone
Fabrizio Raimondi

Saluti da Muscat

Mica può mancare la TOP TEN prima di tornare a casa. Siamo già a Muscat, un aeroporto che conosco a memoria e che non offre alcun sollazzo. Serve come ponte per tornare a casa, per evitare drammatizzazioni.

Allora, dritti al sodo:

1. Le figlie di Ricky che giocano sulla spiaggia con Emma. Swahili e italiano che si incontrano per una magia che solo i bambini sanno fare.
2. La passeggiata in mezzo al mare. Il miracolo della bassa marea con le stelle marine e Pepe “Lingua di sabbia” che porta Emma (principessasssa) in spalla per non farla stancare.
3. La sunset boat: i tamburi sulla barca, i balli africani che non lasciano nulla all’immaginazione. L’emozione del tuffo dalla barca proprio quando muore il sole.
4. Emma che divora due libri in una settimana. Che è grande e capisce tutto, senza pietà.
5. La gita con Paride e Riccardo che nonostante tutti i problemi restano sempre amici. Come direbbe Ricky, “cuore buono”.
6. Le signore del massaggio della spiaggia. La loro dolcezza con Emma che per loro è e sarà sempre Anna. Rien à faire.
7. La confidenza coi beach boys che hanno cominciato a considerarmi uno del posto. E mi raccontano storie, problemi, e chiedono consigli sul business perché noi italiani abbiamo “testa grande per affari”.
8. Il Sindaco. Un’istituzione sulla spiaggia di Kendwa. Mi telefonerà domani per avere un suo sito perché “tutti quelli che venire da Italia devono sapere chi è Sindaco e che fa le escursioni più belle di Kendwa”. 9. La spiaggia che è borotalco e che ora che ho le scarpe mi sento in galera. 10. Emma ed io. Io ed Emma. Un ricordo che sarà per sempre nostro.

Non rileggo, imbarco immediato

Inviato da iPhone
Fabrizio Raimondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: